I SIGNIFICATI DEL PRESEPE NAPOLETANO

Il presepe Napoletano può avere varie origini.

ORIGINE MITOLOGICA: Il presepe infatti è frutto di miti e riti di cui si è persa traccia

ORIGINI SIMBOLICHE: Nei vari presepi napoletani sono presenti significati e valori di tipo transculturale in forma simbolica e allegoica.

ORIGINI TRADIZIONALI: Le rappresentazioni presepistiche sono caratterizzate da temi e motivi dell immaginario popolare.

 

I presepi napoletani sono complessi e vari,con forme differenti e intrecci tra natura e mito.Il connubio tra realtà e fantasia,utilizzati nella Napoli del tempo, da vita a rappresentazioni innaturali e privi di misura e regole.

 

Natività presepe napoletano
Natività presepe napoletano

LA NATIVITA': Il 25 Dicembre,secondo il calendario Giuliano,era la data del solstizio d inverno,data che sanciva la nascita del sole.In questo giorno la potenza del sole aumentava e le giornate iniziavano ad avere una maggiore durata.In Siria e in Egitto la natività era fortemente celebrata. I commemmoranti si recavano presso i santuari e scattata la mezzanotte, uscivano urlando "La Vergine Maria ha partorito".

Gli Egiziani raffiguravano il sole appena nato con l immagine di un neonato.La Vergine che il 25 Dicembre aveva dato alla luce il bambin Divino,era la suprema dea orientale, che i Semiti chiamavano Vergine Celeste.Anche la nascita di Mitra,che rappresentava il sole,avveniva il 25 Dicembre.Molte mitologie si rifacevano alla Divinità del sole.Il sole era considerato l eroe che sconfiggeva le tenebre e discendeva nel regno dei morti come vincitore.Il sole è identificato in tutti gli dei del mondo greco-orientale,da Apollo a Giove fino a Orus e Adone.Anticamente la Nascita del Salvatore era celebrata dalla Chiesa il 6 gennaio,solo successivamente la data fu anticipata al 25 dicembre.I Padridella Chiesa erano aoliti festeggiare il Natale accendendo dei fuochi.Sant Agostino successivamente invita i fedeli a distaccarsi da questa usanza e a considerare il 25 Dicembre come il giorno della nascita miracolosa contrapposta alla natura,che in questo periodo dell anno si addormenta e viene invasa dal freddo e dalle tenebre,che vegono distrutte dalla nascita di un umile bambino.Il bambino considerato il sole che sconfigge le tenebre.

 

la grotta presepe napoletano
la grotta presepe napoletano

LA GROTTA:Posta al centro ed affinacata da altre grotte di dimensioni inferiori,sito nelle vicinanze di greggi,animali da cortile e mucchi di paglia.Solitamente il presepe presenta una struttura a spirale che simboleggia vita e rinascita.la grotta assume il valore di confine tra luce e tenebre ed è posta quasi sempre nel punto più alto.La grotta rappresenta anche l ingresso negli Inferi,infatti la porta d accesso dell Ade è rappresentata da una grotta.

 

 

il pozzo presepe napoletano
il pozzo presepe napoletano

IL POZZO: Rappresenta il punto di unione tra la Terra e le acque sotterranee.Il pozzo è associato alla Madonna.In Campania sono presenti diverse Madonne che si intitolano Madonna del Pozzo.

Molte erano le credenze popolari legate al pozzo la notte del 25 Dicembre; alcuni affermavano che in quella notte le acque riflettevano i volti di chi sarebbe morto in quell anno,altri credevano che le acque contenessero spiriti diabolici.Si racconta che scattata la mezzanotte di Natale,sui ferri del pozzo,vi è una papera che spaventa a morte coloro che hanno la sfortuna di guardarla.

 

la fontana presepe napoletano
la fontana presepe napoletano

LA FONTANA: essa ha una valenza magica rappresentando le acque che giugono dal sottosuolo.La fontana è luogo di incontri d amore e visioni fantastiche.La donna alla fontana è associata alla Madonna la quale avrebbe ricevuto la notizia della nascita di Gesù mentre attingeva ad una fontana.

 

il ponte presepe napoletano
il ponte presepe napoletano

IL PONTE : anch' esso legato alla magia,rappresenta il passaggio.Alcune favole narrano di ponti costruiti nella notte dai diavoli,o di bambini uccisi e gettati nelle fondamenta di un ponte per sostenerlo.Esso rappresenta il luogo di incontro tra vivi e morti ed è luogo di spaventosi incontri notturni.Durante il periodo natalizio si narrava di apparizioni di lupi mannari,di monache con la testa mozzata degli amanti ,degli impiccati e dei giustiziati.A grottaglie e a Napoli durante l Epifania in prossimità dei monti vengono raffigurati 12 figurin di confrati scalzi con il pollice della mano sinistra ardente che raffiguravano i 12 giorni del periodo natalizio o i mesi morti.

 

il mulino presepe napoletano
il mulino presepe napoletano

IL MULINO: segno delle ruote o delle pale che ruotano come rappresentazione del tempo,con allusione al nuovo anno.Il mulino viene visto anche come macina che schiaccia il grano per produrre la farina,quest ultima viene associata alla morte, attribuendo così un accezzione negativa,ma ce n' è anche una positiva,la farina viene anche associata al pane indispensabile alimento per il sotentamento umano. Il pane ha intrinsecon il valore religioso perchè Gesù rappresenta il Pane della Vita.

 

osteria presepe napoletano
osteria presepe napoletano

L' OSTERIA: Stabilire la valenza di questo elemnto è estremamente complesso..L osteria rappresentava per per gli itineranti una sosta obbligatoria per rifugiarsi e riposarsi.Alcune credenze narrano di albergatori malvagi che avvelenano o uccidono durante il sonno i viaggiatori.Una leggenda napoletana narra di tre bambini uccisi da un oste durante la notte di Natale e spacciati come filetti di tonni.Dopo giunto all oteria San Nicola dopo la bendizione dei tre corpi riuscì a farli resuscitare.

 

I PERSONAGGI DEI PRESEPI:

i re magi presepe napoletano
i re magi presepe napoletano

I RE MAGI:Sono gli illustri del presepe e sono rappresentati sui rispettivi cavalli di colore rosso nero e bianco.I tre colori dei cavalli nelle favole campane rappresentano le fasi della giornata nero-notte,rosso-mezzoggiorno,bianco-aurora.Il percorso dei magi rappresenta quello degli astri che si conclude nel luogo della nascita di Gesù Bambino.

 

la lavandaia presepe napoletano
la lavandaia presepe napoletano

LA LAVANDAIA: Rappresentava la testimone del parto verginale di Maria.Secondo alcuni Vangeli molte levatrici visitarono la Vergine,ma solo una volle accertarsi della sua verginità toccandola.Tale mano rimase incenerita immediatamente guarendosi solo dopo aver toccato Gesù bambino.Nei presepi sono presenti diverse lavandaie che dopo aver lavato il Bambino stendono i panni candidi che simboleggiano la verginità di Maria.

 

la zingara presepe napoletano
la zingara presepe napoletano

LA ZINGARA: Simboleggia la profezia.Si narra di una zigara che aveva predetto la Nascita di Gesù illudendosi di essere lei la Prescelta di Dio,m il suo peccato di presunzione la fece diventare una civetta.La zingara col bambino in braccio può rappresentare la fuga in Egitto di Maria.Si racconta di una donna Vergine che nonostante il suo divieto di fare visita alla Madonna perchè non sposata riuscì ad ingannare tutti avvolgendo una pietra in un panno,in modo da fingere un neonato.Arrivata nella grotta miracolosamente la pietra inizò a starnutire e diventò un bambino,Santo Stefano festeggiato il 26 Dicembre.La zingara senza bambino presagisce invece un evento drammatico ovvero quella della Passione di cristo.

 

l pescatore presepe napoletano
l pescatore presepe napoletano
il cacciatore presepe napoletano
il cacciatore presepe napoletano

IL PESCATORE E IL CACCIATORE: La pesca e la caccia rappresentano le due attività per eccellenza di sostentamento dell uomo.Le rappresentazioni dei cacciatori e dei pescatori sono legate al ciclo morte-vita,giorno-notte,estate-inverno.La loro collocazione all interno del presepe c ricollega alla dualità del mondo celeste e di quello infernale,il pescatore posto in basso collegato agli inferi,il cacciaotre posto in alto a rappresentare il mondo celeste.

 

i mestieri nel presepe
i mestieri nel presepe

VENDITORI NEL PRESEPE: Tali personaggi rappresentano le impersonificazioni dei mesi:

Gennaio macellaio o salumiere;
Febbraio venditore di ricotta e formaggio;
Marzo pollivendolo e venditore di uccelli;
Aprile venditore di uova;
Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta;
Giugno panettiere o farinaro;

Luglio venditore di pomodori;
Agosto venditore di cocomeri;
Settembre venditore di fichi o seminatore;
Ottobre vinaio o cacciatore;
Novembre venditore di castagne;
Dicembre pescivendolo o pescatore

 

giocatori di care presepe napoletano
giocatori di care presepe napoletano

I GIOCATORI DI CARTE: La loro denominazione è legata al Carnevale.Di solito vengono rappresentati i due "Compari" soprannominati San Giovanni che si riferiscono ai due solstizi 24 Dicembre,24 Giugno.

 

BENINO: è il pastorello rappresentato mentre dorme.éE' collocato in alto nel presepe e rappresenta il cammino verso la grotta.Stando a questa rappresentazione il senso del Natale è captabile solo attraverso il sogno effettuato con la guida di un animo visionario che sprofonda nel mondo interiore della conoscenza.Alla fine del viaggio onirico giunti presso la grotta le paure lasciano spazio alla Meraviglia.

 

IL BUE E L’ASINO 

I racconti della nascita di Gesù sono stati aggiunti ai Vangeli tardivamente, per facilitare le conversioni al cristianesimo nelle popolazioni pagane dell’Impero Romano, abituate da secoli al mito dell'uomo "semidio" figlio di un dio e di una vergine.

Nei miti antichi, ci sono numerosi esempi di madri vergini che partoriscono esseri divini:

Devaki, madre di Krishna;
Ceres, madre di Osiride;
Maia, madre di Sakia;
Celestina, madre di Zunis;
Chimalman, madre di Quexalcote;
Minerva, madre del Bacco greco;
Semele, madre del Bacco egiziano;
Nana, madre di Attis;
Alcmene, madre di Eracle (Ercole);
Shing-Mon, madre di Yu;
Iside, madre di Horus

Nei vangeli cosiddetti "canonici", solo in Matteo e Luca troviamo questo genere di racconti. 

Mentre in Matteo si parla di “presagi esoterici” (i Magi, la Stella) e “Gesù bambino” viene collocato in una semplice “casa” (non in una stalla e tantomeno in una grotta), in Luca invece l’ambientazione è molto più scenografica: la mangiatoia, i pastori, gli angeli, ecc. 

Notiamo un’altra differenza: il racconto di MATTEO è pieno di citazioni (peraltro forzate) dall’antico testamento, mentre in LUCA non si cita alcun profeta.  

Ciò accade perché Matteo è dedicato a lettori prevalentemente EBREI, mentre LUCA è confezionato su misura per una platea di cosiddetti pagani. Questo spiega il tema della STALLA e della MANGIATOIA, in quanto i miti pagani sono spesso associati ad ANIMALI. 

Che nella stalla citata da LUCA ci siano stati un asino e un bue, è invece una leggenda molto posteriore, ed è riportata nel Vangelo “apocrifo” detto “PSEUDO-MATTEO”. 

L’apocrifo PSEUDO-MATTEO è molto tardivo, la datazione non è certa, ma certamente anteriore al IX secolo. Quindi quando viene scritto questo apocrifo, il cristianesimo è ormai interamente PAGANIZZATO, ROMANIZZATO, e profondamente ANTI-SEMITA.  

Ecco perché lo PSEUDO-MATTEO, copiando da LUCA colloca la nascita in una stalla, ma AGGIUNGE un bue ed un asino per IRONIZZARE sulla cosiddetta “incredulità” del popolo ebraico che non ha voluto “riconoscere” Gesù.  

L’ironia è data da un implicito riferimento al profeta Isaia, che scrisse: 

Il bue conosce il suo possessore,
e l'asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non ha conoscenza,
il mio popolo non ha discernimento
Isaia 1:3 

Dunque, il bue e l’asino dei presepi, al di là del loro aspetto innocentemente indifferente, sono il simbolo del pregiudizio cristiano contro il popolo ebraico, ingiustamente considerato “senza discernimento” per non aver “riconosciuto” la presunta “divinità” del rabbino Gesù.  

"O' Presebbio" la tradizione di Napoli

presepe napoletano, "o' Presebbio",  è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli (e non solo a Napoli).

La fase progettuale
Al di là della devozione religiosa, è amato anche da quelle famiglie poco osservanti o dichiaratamente laiche, forse perché rispecchia lo spirito della città, dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono senza contraddizioni.

La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l'otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la “base” dell'anno precedente (una struttura architettonica di sughero e cartone poggiata su una tavola di legno, priva di statuine) e, con tutta la famiglia riunita, dai nonni ai nipotini, si discute l'eventuale ampliamento del presepe. 

San Gregorio Armeno
Dopo la pianificazione degli interventi… arriva il momento della passeggiata a San Gregorio Armeno!
Famosa in tutto il mondo, la via è popolata da decine di negozi e coloratissime bancarelle, dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. 
Vi si trova veramente di tutto: dalle casette di sughero o di cartone in varie dimensioni, agli oggetti “meccanici” ad elettricità come mulini, cascate o fontane, dalle statuine dei pastori in terracotta dipinti a mano a quelli alti 30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura.

Non mancano i “mestieri”: il fruttivendolo, la fornaia, il macellaio, l’acquaiola, il pizzaiolo che inforna la pizza (muovendo il braccio), e non manca naturalmente la Sacra Famiglia, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. 

Qualunque oggetto acquistato qui potrà diventare l’ampliamento annuale del proprio presepe-palcoscenico.

I pastori VIP
Come è noto, oltre alle raffigurazioni tradizionali, gli artigiani di San Gregorio realizzano anche pastori con le fattezze delle personalità contemporanee che – in un modo o nell’altro -  si sono distinte durante l’anno: dai calciatori ai politici, dalle star del cinema ai protagonisti del gossip, ogni anno si crea l’attesa per scoprire chi questa volta verrà preso di mira dai “pastorai”!

Una volta acquistato “l’ampliamento annuale”, si procede con la realizzazione del presepe, che può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma la sera del 24, prima di mettersi a tavola per il Cenone, tutto deve essere pronto, tranne ovviamente il bambinello nella mangiatoia, che sarà aggiunto esattamente alla mezzanotte.

Buon Presepe e buon Natale!

Il “teatro” della Natività: il presepe napoletano

Il presepe napoletano, forse la più celebre interpretazione locale della Natività, ambienta tradizionalmente la Sacra Rappresentazione nellaNapoli del Settecento, interpretandola in senso fortemente teatrale, con soluzioni visive molto vivaci, colorate e piene di calore.

Nani e ubriachi accanto al Bambino

La tendenza a mescolare il sacro con il profano, delineatasi alla fine del Seicento, è alla base di questa scelta di stile, che introduce nel presepe statuine di personaggi del popolo come i nani, le donne con il gozzo, i mendicanti, gli ubriachi, gli osti, i ciabattini…
Insomma, la rappresentazione della vita quotidiana delle vie e dei vicoli della città entra prepotentemente nella Sacra Rappresentazione, mostrando gli umili e i derelitti, che Gesù più di ogni altro amava e tra i quali era nato.

Dalle chiese alle dimore dei nobili

Come passo successivo, nel corso del Settecento il presepe napoletano esce progressivamente dalle chiese, dove era oggetto di devozione come fosse stato una reliquia, per “laicizzarsi”, entrando nelle dimore dell'aristocrazia.
I nobili fanno a gara per allestire impianti scenografici sempre più complessi.Giuseppe Sanmartino, forse il più grande scultore napoletano del Settecento, abilissimo a plasmare figure in terracotta, dà inizio ad una vera scuola di artisti del presepio.

Un presepe fatto di botteghe

La scena si sposta progressivamente al di fuori del gruppo della Sacra Famiglia, si diffondono le rappresentazioni delle botteghe con esposte le carni fresche, i pani ed i cesti di frutta e verdura, le scenografie diventano sfarzose e particolareggiate, si strutturano su più piani e vedono l’aggiunta di particolari architettonici ispirati ai templi greci e romani, a sottolineare il trionfo del cristianesimo sul paganesimo.

Il presepe della reggia di Caserta

Uno dei più preziosi esempi di presepe napoletano è dato dalla manifattura in terracotta con pezzi risalenti al XVIII secolo che si trova nella sala Ellittica della Reggia di Caserta. Si tratta dell'allestimento/restauro del 1988 che ha ricomposto filologicamente il presepe di Corte.

La realizzazione del presepe era, per tradizione, attività collettiva della corte borbonica: vi partecipavano non solo artisti ed artigiani, ma anche le nobildonne di corte, abilissime nel confezionare gli abiti di tutti i personaggi: dagli umili pastori ai mercanti vestiti all'orientale, con sete multicolori e gioielli in filigrana e corallo.

Nella tradizione di Corte, le statuine erano poste sul cosiddetto scoglio, una struttura di base in sughero sulla quale venivano organizzate le diverse scene della raffigurazione della Natività: l'Annuncio ai pastori, l'Osteria, il viaggio dei Re Magietc.

Il significato moderno

Oggi il presepe napoletano non può più considerarsi solo un simbolo religioso: è diventato un vero e proprio elemento culturale unificante, una tradizione cara anche ai laici perché identificativa della comunità di appartenenza ma anche fortemente orientata alle contaminazioni e sperimentazioni.

Nelle innumerevoli esposizioni che a partire da novembre vengono allestite in tutta la Campania, e che dall’8 dicembre culminano con la mostra degli artigiani nella via di San Gregorio Armeno, non mancano le creazioni originali di giovani artisti: presepi in miniatura, presepi all'interno di lampadine, presepi all'interno di una cozza, di una rosa essiccata, fino ad arrivare alle creazioni del maestro d'arte Aldo Caliro, che ha “scolpito” la Natività con precisione microchirurgica in una lenticchia, sulla testa di uno spillo e…. in una fibbra ottica di 0,75mm di diametro!

L’ARTE DEL PRESEPE: UNA TRADIZIONE TUTTA ITALIANA

Categoria: Storie d’Arte
Data: 14/12/2011
 
Storia e mito del presepe. Da Greccio a Bologna passando per Napoli, ecco l’itinerario storico di un’usanza millenaria e di una tradizione tutta nostrana.

Nonostante esistano testimonianze di raffigurazioni dellaNatività precedenti, ufficialmente il presepe ha origine a Greccio, nei pressi di Rieti, nel Natale del 1223. Si racconta, infatti, che fu San Francesco d’Assisi a realizzare nel piccolo paese una rappresentazione “vivente” della Nascita di Cristo, invitando gli abitanti del luogo a interpretare i personaggi principali del brano evangelico.

Il successo di questa iniziativa è testimoniato dalla fortuna che il tema dellaNatività ebbe nell’arte dei secoli successivi. Difatti, proprio dopo il presepe di Greccio, cominciò a nascere una vera e propria iconografia del genere. Scultori come Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio, pittori come Giotto e Pietro Cavallini non poterono fare a meno, tra il XIII e XIV secolo, di trattare, nelle loro opere, questo soggetto, consapevoli (come lo stesso Francesco) di quanto esso fosse vicino alla religiosità popolare. È nel corso del Rinascimento, tuttavia, che alle numerosissime rappresentazioni pittoriche della Nascita di Cristocominciarono ad affiancarsi i primi veri presepi. È nel Quattrocento, infatti, che troviamo, a Napoli, le prime tracce di una vera e propria arte presepiale.

Sembra anzi che questo genere di opere d’arte esistesse in città già da molto tempo, addirittura dal 1025. È noto, ad esempio, che la regina Sancia d’Aragona, moglie di Roberto d’Angiò, regalò nel 1340 un presepe alle clarisse della chiesa di Santa Chiara. Nel XVI secolo, mentre a Napoli si consolidava il mestiere dello scultore presepiale, nelle botteghe artigianali bolognesi cominciava intanto a svilupparsi un particolare tipo di ricostruzione plastica della Natività, con statuette in ceramica, ispirata alla pittura di quegli anni: il presepe bolognese. Fu dopo il Concilio di Trento, comunque, che questo tipo di rappresentazione iniziò a diffondersi, da Napoli e Bologna, in tutta Italia.

Difatti, la Chiesa controriformista, tra il XVI e XVII secolo, aveva intrapreso una politica per immagini che sollecitava gli artisti a produrre opere capaci di suscitare il trasporto emotivo dei fedeli, soprattutto del popolo minuto. Il presepio, con il suo straordinario realismo tridimensionale, non poteva che rientrare tra queste. Nel Seicento, sotto la spinta del movimento Barocco, il presepe napoletano acquisisce la sua “spettacolarità”. Prendendo spunto dai quadri dei grandi maestri della pittura barocca partenopea, i presepisti daranno vita a veri e propri capolavori d’arte traducendo plasticamente le due correnti principali del tempo: il classicismo barocco, evidente nelle vesti leggere e cangianti degli angeli e della Sacra Famiglia, e il realismo caravaggesco presente nelle scene di genere, come le botteghe, la locanda o il mercato, tutti elementi immancabili della tradizione presepiale napoletana.

Nel XVIII secolo, mentre a Bologna veniva istituita la Fiera di Santa Lucia, famoso mercato di statuine per il presepe, a Napoli questa tradizione inizia ad assumere un valore sempre più grande. Lungo via San Gregorio Armenocominciano a moltiplicarsi le botteghe degli artigiani specializzati nella realizzazioni di presepi, all’epoca un lusso ancora per pochi. Sono per lo più i nobili napoletani, infatti, i committenti di queste straordinarie opere; nei loro suntuosi palazzi colossali composizioni di sughero e cartapesta riempiono intere camere. Stoffe pregiate e gioielli autentici, accuratamente scelti dagli aristocratici, vestono e decorano i “pastori” di questi magnifici e scintillanti presepi.

Proprio perché ispirato alla pittura barocca non deve stupire che alcuni personaggi del presepe campano vestano abiti “moderni” (seicenteschi, settecenteschi o persino ottocenteschi), o che la scena presepiale sia ambientata in una Napoli del XVII o del XVIII secolo. Già dalla fine del Cinquecento, infatti, era divenuta una prassi pittorica rappresentare le scene evangeliche in contesti contemporanei. Ne sono un esempio le numerosissime tele di Caravaggio, forse il primo ad adottare questo stratagemma, che raffigurano Cristo, la Vergine o i Santi tra la gente vestita con gli abiti del tempo. L’idea, legata al nuovo spirito controriformista, era quella di rendere ancora più diretto il messaggio evangelico facendo figurare l’immagine di Gesù o di Maria in un contesto storico più attuale.

È risaputo che Carlo III di Borbone amava fare il santo presepio “per esser Egli devotissimo di Gesù Bambino”. “Era cosa mirabile”, scrive il D’Onofri nel 1789, “vederlo a certe ore sfaccendate del giorno con le regie sue mani impastar de’mattoncini, e cuocerli, disporre i soveri [i sugheri], formar la capanna, architettar le lontananze, situarvi i pastori, ecc., e tener tutto pronto per la sacralissima notte del Santo Natale”. È tra il Settecento e l’Ottocento, infatti, che il presepe divenne, per i napoletani, un culto. Ogni chiesa e convento di Napoli aveva il suo presepe ed era quasi obbligatorio visitarli tutti. Agli inizi del Novecento non c’era casa a Napoli che non avesse un presepe. Persino chi non poteva permetterselo si cimentava, con i materiali più svariati, a costruirne uno. Allestire il presepio divenne così un’usanza doverosa del Natale napoletano ed italiano.

È durante questo periodo, quando cioè il presepio diviene di “dominio pubblico”, che nascono le varie leggende legate ai personaggi tipici della tradizione presepiale napoletana, come Benino (o Benito), il “pastore dormiente” che sogna lo stesso presepe, e Cicci Bacco (raffigurato con un fiasco di vino in mano o seduto su una botte), personificazione del dio Bacco e simbolo, come le colonne spezzate o le rovine di templi e di palazzi antichi, dell’imminente fine, con la venuta di Cristo, del mondo pagano. Nel Novecento, grazie alla massiccia emigrazione, il presepe arriva nelle case di tutti gli italiani e ha grande fortuna all’estero. Negli Stati Uniti è possibile, oggi, trovare con facilità statuine provenienti da Napoli. Esistono inoltre numerose tipologie di presepi che si sono sviluppate in Europa negli ultimi secoli, ma quella presepiale resta senza dubbio una tradizione tutta italiana e un orgoglio del made in Italy.

Negli ultimi anni l’usanza dell’albero di Natale sta ormai offuscando lentamente quella del presepe, sebbene attualmente sia possibile trovarlo di ogni forma e dimensione. È nostro compito preservare e custodire questa tradizione. Perché il presepio è qualcosa di speciale, di magico, è un rito che si ripete ogni anno, che comincia a novembre e termina la notte di Natale quando il Bambino, unico pezzo mancante, viene posto nella mangiatoia.
(Fonte foto: Rete Internet)

STORIA DELLE TESTE ANTROPOMORFE O TESTE DI MORO

Piccole sculture ( cm 7 ) in ceramica siciliana dette anche “TESTE DI MORO”.
Tale denominazione nasce dalla leggenda che narra di una bellissima fanciulla palermitana che viveva nel quartiere popolare della Kalza durante la dominazione araba, attorno l’anno mille. La sua pelle era rosea come i fiori di pesco nella loro piena fioritura, i suoi occhi sembravano rispecchiare l’azzurro mare del golfo di Palermo.
Segregata in casa passava le sue giornate curando i fiori sul suo balcone. Un giorno la vide un giovane moro che si trovava a passare sotto il suo balcone e, colpito da tanta bellezza, decise di volerla fare sua. Senza indugio entrò in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore, la fanciulla colpita da tanto ardore gli si concesse. Dopo qualche tempo la fanciulla scoprì che il suo bel moro presto l’avrebbe lasciata per tornare nel proprio paese dove l’attendevano la moglie e i figli.
La fanciulla attese la notte e mentre il moro dormiva lo uccise, lo decapitò e della testa ne fece un vaso in cui piantò del basilico che mise in bella mostra sul balcone, così il moro rimase per sempre con lei.
Il basilico intanto cresceva rigoglioso destando l’invidia degli abitanti del quartiere i quali, per non essere da meno, si fecero fabbricare dei vasi di terracotta con le sembianze umane.
Teste di Moro per il presepe 2013 STORIA DELLE TESTE ANTROPOMORFE O TESTE DI MORO Piccole sculture ( cm 7 ) in ceramica siciliana dette anche “TESTE DI MORO”. Tale denominazione nasce dalla leggenda che narra di una bellissima fanciulla palermitana che viveva nel quartiere popolare della Kalza durante la dominazione araba, attorno l’anno mille. La sua pelle era rosea come i fiori di pesco nella loro piena fioritura, i suoi occhi sembravano rispecchiare l’azzurro mare del golfo di Palermo. Segregata in casa passava le sue giornate curando i fiori sul suo balcone. Un giorno la vide un giovane moro che si trovava a passare sotto il suo balcone e, colpito da tanta bellezza, decise di volerla fare sua. Senza indugio entrò in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore, la fanciulla colpita da tanto ardore gli si concesse. Dopo qualche tempo la fanciulla scoprì che il suo bel moro presto l’avrebbe lasciata per tornare nel proprio paese dove l’attendevano la moglie e i figli. La fanciulla attese la notte e mentre il moro dormiva lo uccise, lo decapitò e della testa ne fece un vaso in cui piantò del basilico che mise in bella mostra sul balcone, così il moro rimase per sempre con lei. Il basilico intanto cresceva rigoglioso destando l’invidia degli abitanti del quartiere i quali, per non essere da meno, si fecero fabbricare dei vasi di terracotta con le sembianze umane.