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Mitologie e simbolismi nel presepe napoletano

I significati del presepe napoletano tra mitologie e simbolismi

Il presepe Napoletano può avere varie origini:
  • ORIGINE MITOLOGICA: Il presepe infatti è frutto di miti e riti di cui si è persa traccia
  • ORIGINI SIMBOLICHE: Nei vari presepi napoletani sono presenti significati e valori di tipo transculturale in forma simbolica e allegoica.
  • ORIGINI TRADIZIONALI: Le rappresentazioni presepistiche sono caratterizzate da temi e motivi dell immaginario popolare.
I presepi napoletani sono complessi e vari,con forme differenti e intrecci tra natura e mito. Il connubio tra realtà e fantasia,utilizzati nella Napoli del tempo, da vita a rappresentazioni innaturali e privi di misura e regole.

Natività presepe napoletano

LA NATIVITA’: Il 25 Dicembre, secondo il calendario Giuliano, era la data del solstizio d’ inverno, data che sanciva la nascita del sole. In questo giorno la potenza del sole aumentava e le giornate iniziavano ad avere una maggiore durata, in Siria e in Egitto la natività era fortemente celebrata. I commemmoranti si recavano presso i santuari e scattata la mezzanotte, uscivano urlando “La Vergine Maria ha partorito”. Gli Egiziani raffiguravano il sole appena nato con l immagine di un neonato, la Vergine che il 25 Dicembre aveva dato alla luce il bambin Divino, era la suprema dea orientale, che i Semiti chiamavano Vergine Celeste, anche la nascita di Mitra, che rappresentava il sole,avveniva il 25 Dicembre. Molte mitologie si rifacevano alla Divinità del sole, il sole era considerato l’eroe che sconfiggeva le tenebre e discendeva nel regno dei morti come vincitore, il sole è identificato in tutti gli dei del mondo greco-orientale,da Apollo a Giove fino a Orus e Adone. Anticamente la Nascita del Salvatore era celebrata dalla Chiesa il 6 gennaio,solo successivamente la data fu anticipata al 25 dicembre, i Padri della Chiesa erano soliti festeggiare il Natale accendendo dei fuochi, Sant Agostino successivamente invita i fedeli a distaccarsi da questa usanza e a considerare il 25 Dicembre come il giorno della nascita miracolosa contrapposta alla natura, che in questo periodo dell’anno si addormenta e viene invasa dal freddo e dalle tenebre, che vegono distrutte dalla nascita di un umile bambino, Il bambino considerato il sole che sconfigge le tenebre.

La grotta nel presepe napoletano

LA GROTTA: Posta al centro ed affinacata da altre grotte di dimensioni inferiori, sito nelle vicinanze di greggi, animali da cortile e mucchi di paglia, solitamente il presepe presenta una struttura a spirale che simboleggia vita e rinascita, la grotta assume il valore di confine tra luce e tenebre ed è posta quasi sempre nel punto più alto. La grotta rappresenta anche l’ingresso negli Inferi, infatti la porta d’accesso dell’Ade è rappresentata da una grotta.

Il pozzo nel presepe napoletano

IL POZZO: Rappresenta il punto di unione tra la Terra e le acque sotterranee, il pozzo è associato alla Madonna, in Campania sono presenti diverse Madonne che si intitolano Madonna del Pozzo. Molte erano le credenze popolari legate al pozzo la notte del 25 Dicembre; alcuni affermavano che in quella notte le acque riflettevano i volti di chi sarebbe morto in quell anno, altri credevano che le acque contenessero spiriti diabolici. Si racconta che scattata la mezzanotte di Natale, sui ferri del pozzo,vi è una papera che spaventa a morte coloro che hanno la sfortuna di guardarla.

La fontana nel presepe napoletano

LA FONTANA: essa ha una valenza magica rappresentando le acque che giugono dal sottosuolo, la fontana è luogo di incontri d’amore e visioni fantastiche. La donna alla fontana è associata alla Madonna la quale avrebbe ricevuto la notizia della nascita di Gesù mentre attingeva ad una fontana.

Il ponte nel presepe napoletano

IL PONTE : anch’ esso legato alla magia, rappresenta il passaggio, alcune favole narrano di ponti costruiti nella notte dai diavoli, o di bambini uccisi e gettati nelle fondamenta di un ponte per sostenerlo, esso rappresenta il luogo d’incontro tra vivi e morti ed è luogo di spaventosi incontri notturni. Durante il periodo natalizio si narrava di apparizioni di lupi mannari, di monache con la testa mozzata degli amanti, degli impiccati e dei giustiziati. A grottaglie e a Napoli durante l’Epifania in prossimità dei monti vengono raffigurati 12 figurin di confrati scalzi con il pollice della mano sinistra ardente che raffiguravano i 12 giorni del periodo natalizio o i mesi morti.

Il mulino nel presepe napoletano

IL MULINO: segno delle ruote o delle pale che ruotano come rappresentazione del tempo, con allusione al nuovo anno, il mulino viene visto anche come macina che schiaccia il grano per produrre la farina, quest’ultima viene associata alla morte, attribuendo così un accezzione negativa, ma ce n’ è anche una positiva, la farina viene anche associata al pane indispensabile alimento per il sotentamento umano. Il pane ha intrinseco il valore religioso perchè Gesù rappresenta il Pane della Vita.

Osteria nel presepe napoletano

L’ OSTERIA: Stabilire la valenza di questo elemento è estremamente complesso.. L osteria rappresentava per per gli itineranti una sosta obbligatoria per rifugiarsi e riposarsi, alcune credenze narrano di albergatori malvagi che avvelenano o uccidono durante il sonno i viaggiatori.Una leggenda napoletana narra di tre bambini uccisi da un oste durante la notte di Natale e spacciati come filetti di tonni, dopo giunto all’oteria San Nicola dopo la bendizione dei tre corpi riuscì a farli resuscitare.

I PERSONAGGI DEI PRESEPI:

I re magi nel presepe napoletano:

I Re Magi, sono gli illustri del presepe e sono rappresentati sui rispettivi cavalli di colore rosso nero e bianco.I tre colori dei cavalli nelle favole campane rappresentano le fasi della giornata nero-notte,rosso-mezzoggiorno,bianco-aurora.Il percorso dei magi rappresenta quello degli astri che si conclude nel luogo della nascita di Gesù Bambino.

La lavandaia nel presepe napoletano

La lavandaia rappresentava la testimone del parto verginale di Maria, secondo alcuni Vangeli molte levatrici visitarono la Vergine, ma solo una volle accertarsi della sua verginità toccandola, tale mano rimase incenerita immediatamente guarendosi solo dopo aver toccato Gesù bambino. Nei presepi sono presenti diverse lavandaie che dopo aver lavato il Bambino stendono i panni candidi che simboleggiano la verginità di Maria.

La zingara nel presepe napoletano

La zingara simboleggia la profezia, si narra di una zigara che aveva predetto la Nascita di Gesù illudendosi di essere lei la Prescelta di Dio, ma il suo peccato di presunzione la fece diventare una civetta. La zingara col bambino in braccio può rappresentare la fuga in Egitto di Maria. Si racconta di una donna Vergine che nonostante il suo divieto di fare visita alla Madonna perchè non sposata riuscì ad ingannare tutti avvolgendo una pietra in un panno, in modo da fingere un neonato. Arrivata nella grotta miracolosamente la pietra inizò a starnutire e diventò un bambino, Santo Stefano festeggiato il 26 Dicembre. La zingara senza bambino presagisce invece un evento drammatico ovvero quella della Passione di cristo.

Il pescatore nel presepe napoletano

Il cacciatore presepe napoletano

Il pescatore e il cacciatore: la pesca e la caccia rappresentano le due attività per eccellenza di sostentamento dell’uomo. Le rappresentazioni dei cacciatori e dei pescatori sono legate al ciclo morte-vita, giorno-notte, estate-inverno. La loro collocazione all’interno del presepe ci ricollega alla dualità del mondo celeste e di quello infernale, il pescatore posto in basso collegato agli inferi, il cacciaotre posto in alto a rappresentare il mondo celeste.

I mestieri nel presepe

Venditori nel presepe:

Tali personaggi rappresentano le impersonificazioni dei mesi:
  • Gennaio macellaio o salumiere;
  • Febbraio venditore di ricotta e formaggio;
  • Marzo pollivendolo e venditore di uccelli;
  • Aprile venditore di uova;
  • Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta;
  • Giugno panettiere o farinaro;
  • Luglio venditore di pomodori;
  • Agosto venditore di cocomeri;
  • Settembre venditore di fichi o seminatore;
  • Ottobre vinaio o cacciatore;
  • Novembre venditore di castagne;
  • Dicembre pescivendolo o pescatore

Giocatori di carte nel presepe napoletano

La loro denominazione è legata al Carnevale, di solito vengono rappresentati i due “Compari” soprannominati San Giovanni che si riferiscono ai due solstizi 24 Dicembre,24 Giugno. BENINO: è il pastorello rappresentato mentre dorme,é collocato in alto nel presepe e rappresenta il cammino verso la grotta. Stando a questa rappresentazione il senso del Natale è captabile solo attraverso il sogno effettuato con la guida di un animo visionario che sprofonda nel mondo interiore della conoscenza.Alla fine del viaggio onirico giunti presso la grotta le paure lasciano spazio alla Meraviglia.

Il bue e l’asino nel presepe napoletano

I racconti della nascita di Gesù sono stati aggiunti ai Vangeli tardivamente, per facilitare le conversioni al cristianesimo nelle popolazioni pagane dell’Impero Romano, abituate da secoli al mito dell’uomo “semidio” figlio di un dio e di una vergine. Nei miti antichi, ci sono numerosi esempi di madri vergini che partoriscono esseri divini:
  • Devaki, madre di Krishna;
  • Ceres, madre di Osiride;
  • Maia, madre di Sakia;
  • Celestina, madre di Zunis;
  • Chimalman, madre di Quexalcote;
  • Minerva, madre del Bacco greco;
  • Semele, madre del Bacco egiziano;
  • Nana, madre di Attis;
  • Alcmene, madre di Eracle (Ercole);
  • Shing-Mon, madre di Yu;
  • Iside, madre di Horus
Nei vangeli cosiddetti “canonici”, solo in Matteo e Luca troviamo questo genere di racconti. Mentre in Matteo si parla di “presagi esoterici” (i Magi, la Stella) e “Gesù bambino” viene collocato in una semplice “casa” (non in una stalla e tantomeno in una grotta), in Luca invece l’ambientazione è molto più scenografica: la mangiatoia, i pastori, gli angeli, ecc. Notiamo un’altra differenza: il racconto di MATTEO è pieno di citazioni (peraltro forzate) dall’antico testamento, mentre in LUCA non si cita alcun profeta. Ciò accade perché Matteo è dedicato a lettori prevalentemente EBREI, mentre LUCA è confezionato su misura per una platea di cosiddetti pagani. Questo spiega il tema della STALLA e della MANGIATOIA, in quanto i miti pagani sono spesso associati ad ANIMALI. Che nella stalla citata da LUCA ci siano stati un asino e un bue, è invece una leggenda molto posteriore, ed è riportata nel Vangelo “apocrifo” detto “PSEUDO-MATTEO”. L’apocrifo PSEUDO-MATTEO è molto tardivo, la datazione non è certa, ma certamente anteriore al IX secolo. Quindi quando viene scritto questo apocrifo, il cristianesimo è ormai interamente PAGANIZZATO, ROMANIZZATO, e profondamente ANTI-SEMITA. Ecco perché lo PSEUDO-MATTEO, copiando da LUCA colloca la nascita in una stalla, ma AGGIUNGE un bue ed un asino per IRONIZZARE sulla cosiddetta “incredulità” del popolo ebraico che non ha voluto “riconoscere” Gesù. L’ironia è data da un implicito riferimento al profeta Isaia, che scrisse:
Il bue conosce il suo possessore, e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento Isaia 1:3
Dunque, il bue e l’asino dei presepi, al di là del loro aspetto innocentemente indifferente, sono il simbolo del pregiudizio cristiano contro il popolo ebraico, ingiustamente considerato “senza discernimento” per non aver “riconosciuto” la presunta “divinità” del rabbino Gesù.

“O’ Presebbio” la tradizione di Napoli

Il presepe napoletano, “o’ Presebbio“,  è uno dei simboli più intensi della tradizione natalizia a Napoli (e non solo a Napoli).
  • La fase progettuale:
Al di là della devozione religiosa, è amato anche da quelle famiglie poco osservanti o dichiaratamente laiche, forse perché rispecchia lo spirito della città, dove sacro e profano, spiritualità e vita quotidiana, preghiera ed ironia convivono senza contraddizioni.
  • La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l’otto dicembre:
dal ripostiglio si tira fuori la “base” dell’anno precedente (una struttura architettonica di sughero e cartone poggiata su una tavola di legno, priva di statuine) e, con tutta la famiglia riunita, dai nonni ai nipotini, si discute l’eventuale ampliamento del presepe.
  • San Gregorio Armeno:
Dopo la pianificazione degli interventi… arriva il momento della passeggiata a San Gregorio Armeno! Famosa in tutto il mondo, la via è popolata da decine di negozi e coloratissime bancarelle, dove gli artigiani del presepe espongono le loro creazioni. Vi si trova veramente di tutto: dalle casette di sughero o di cartone in varie dimensioni, agli oggetti “meccanici” ad elettricità come mulini, cascate o fontane, dalle statuine dei pastori in terracotta dipinti a mano a quelli alti 30 cm con abiti in tessuto cuciti su misura. Non mancano i “mestieri”: il fruttivendolo, la fornaia, il macellaio, l’acquaiola, il pizzaiolo che inforna la pizza (muovendo il braccio), e non manca naturalmente la Sacra Famiglia, in tutte le dimensioni, fatture e prezzi. Qualunque oggetto acquistato qui potrà diventare l’ampliamento annuale del proprio presepe-palcoscenico.
  • I pastori VIP:
Come è noto, oltre alle raffigurazioni tradizionali, gli artigiani di San Gregorio realizzano anche pastori con le fattezze delle personalità contemporanee che – in un modo o nell’altro –  si sono distinte durante l’anno: dai calciatori ai politici, dalle star del cinema ai protagonisti del gossip, ogni anno si crea l’attesa per scoprire chi questa volta verrà preso di mira dai “pastorai”! Una volta acquistato “l’ampliamento annuale”, si procede con la realizzazione del presepe, che può durare da alcuni giorni fino a tutto il periodo prenatalizio, ma la sera del 24, prima di mettersi a tavola per il Cenone, tutto deve essere pronto, tranne ovviamente il bambinello nella mangiatoia, che sarà aggiunto esattamente alla mezzanotte. Buon Presepe e buon Natale!

Il “teatro” della Natività: il presepe napoletano

Il presepe napoletano, forse la più celebre interpretazione locale della Natività, ambienta tradizionalmente la Sacra Rappresentazione nella Napoli del Settecento, interpretandola in senso fortemente teatrale, con soluzioni visive molto vivaci, colorate e piene di calore.
  • Nani e ubriachi accanto al Bambino
La tendenza a mescolare il sacro con il profano, delineatasi alla fine del Seicento, è alla base di questa scelta di stile, che introduce nel presepe statuine di personaggi del popolo come i nani, le donne con il gozzo, i mendicanti, gli ubriachi, gli osti, i ciabattini… Insomma, la rappresentazione della vita quotidiana delle vie e dei vicoli della città entra prepotentemente nella Sacra Rappresentazione, mostrando gli umili e i derelitti, che Gesù più di ogni altro amava e tra i quali era nato.
  • Dalle chiese alle dimore dei nobili
Come passo successivo, nel corso del Settecento il presepe napoletano esce progressivamente dalle chiese, dove era oggetto di devozione come fosse stato una reliquia, per “laicizzarsi”, entrando nelle dimore dell’aristocrazia. I nobili fanno a gara per allestire impianti scenografici sempre più complessi. Giuseppe Sanmartino, forse il più grande scultore napoletano del Settecento, abilissimo a plasmare figure in terracotta, dà inizio ad una vera scuola di artisti del presepio.
  • Un presepe fatto di botteghe
La scena si sposta progressivamente al di fuori del gruppo della Sacra Famiglia, si diffondono le rappresentazioni delle botteghe con esposte le carni fresche, i pani ed i cesti di frutta e verdura, le scenografie diventano sfarzose e particolareggiate, si strutturano su più piani e vedono l’aggiunta di particolari architettonici ispirati ai templi greci e romani, a sottolineare il trionfo del cristianesimo sul paganesimo.
  • Il presepe della reggia di Caserta
Uno dei più preziosi esempi di presepe napoletano è dato dalla manifattura in terracotta con pezzi risalenti al XVIII secolo che si trova nella sala Ellittica della Reggia di Caserta. Si tratta dell’allestimento/restauro del 1988 che ha ricomposto filologicamente il presepe di Corte. La realizzazione del presepe era, per tradizione, attività collettiva della corte borbonica: vi partecipavano non solo artisti ed artigiani, ma anche le nobildonne di corte, abilissime nel confezionare gli abiti di tutti i personaggi: dagli umili pastori ai mercanti vestiti all’orientale, con sete multicolori e gioielli in filigrana e corallo. Nella tradizione di Corte, le statuine erano poste sul cosiddetto scoglio, una struttura di base in sughero sulla quale venivano organizzate le diverse scene della raffigurazione della Natività: l’Annuncio ai pastori, l’Osteria, il viaggio dei Re Magietc.
  • Il significato moderno
Oggi il presepe napoletano non può più considerarsi solo un simbolo religioso: è diventato un vero e proprio elemento culturale unificante, una tradizione cara anche ai laici perché identificativa della comunità di appartenenza ma anche fortemente orientata alle contaminazioni e sperimentazioni. Nelle innumerevoli esposizioni che a partire da novembre vengono allestite in tutta la Campania, e che dall’8 dicembre culminano con la mostra degli artigiani nella via di San Gregorio Armeno, non mancano le creazioni originali di giovani artisti: presepi in miniatura, presepi all’interno di lampadine, presepi all’interno di una cozza, di una rosa essiccata, fino ad arrivare alle creazioni del maestro d’arte Aldo Caliro, che ha “scolpito” la Natività con precisione microchirurgica in una lenticchia, sulla testa di uno spillo e…. in una fibbra ottica di 0,75mm di diametro!

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Fabio Modeo

Ciao sono Fabio Modeo, sono nato nel 1987 e vivo da sempre a Statte , un paesino in provincia di Taranto, sono un presepista professionista da più di un decennio, attraverso la realizzazione delle mie opere, cerco di far conoscere la mia arte in tutto il mondo. Nel mio lavoro esigo la perfezione e la dedizione. Metto a nudo la mia esperienza, svelandone tutti i segreti, tutto ciò, per favorire la diffusione di questa passione.

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